Matasunta, attribuite (550-551) · Regno d'Italia (Ostrogoti)

Mezza siliqua · 550-551 · Monogramma entro corona di alloro · Zecca non identificata · Argento

Mezza siliqua d'argento, coniata tra il 550 e il 551 in una zecca non identificata · Argento (Ag) 980‰ · ø 14 mm · peso 1,35 g · Rarissima

Dritto

D N IVSTINI  /  ANVS PP A

Busto diademato e corazzato di Giustiniano volto a destra.

Rovescio

Monogramma di Matasunta, sormontato da una croce, entro corona di alloro.

Mezza siliqua · Monogramma entro corona di alloro · Argento

1801
550-551 · Zecca non identificata · R3 · camera_alt
Altre informazioni

Di questa moneta d'argento da mezza siliqua si conoscono due tipi diversi: il primo tipo presenta uno stile elegante di tipo italiano e, nel rovescio, vi è una corona d'alloro composta da due parti simmetriche, destra e sinistra, che fa da cornice ad un monogramma; da notare, inoltre, che il busto raffigurato nel dritto, presenta quattro borchie ornamentali, disposte in linea obliqua. Il secondo tipo, invece, presenta uno stile diverso e, nel rovescio, vi è un cerchio perlinato o lineare tra la corona d'alloro, che in questo caso è unidirezionale, ed il monogramma. Entrambi i tipi di moneta condividono il medesimo monogramma del tipo attribuito a Matasunta da de Lagoy [1843, p. 4]. Wroth, conferma l'attribuzione del monogramma a Matasunta e cataloga entrambi i tipi di questa moneta [1911, p. 80, n. 1], il primo tipo, e [ibid., pp. 80-81, nn. 2-5], il secondo tipo. L'anno di emissione è ipotizzato nel 536 o 538 mentre le zecche di produzione sono individuate in Ravenna, per le monete del primo tipo, ed in Ticinum o Costantinololi, per le monete del secondo tipo. Indicazioni, queste, che Wroth [ibid., pp. xxxvi-xxxvii] ha modo di dettagliare nella nota introduttiva dedicata a Matasunta.

Sabatier [I, p. 204, n. 1], il quale non indica la zecca di produzione e propone solo il disegno della moneta del secondo tipo, data questa moneta con l'anno 540 e l'attribuisce a Matasunta: "Matasunda, sœur d’Athalaric, fut mariée contre son gré à Witigès; il est probable qu’elle occupa momentanément le trône après la mort de son mari. On ne connaît de cette impératrice qu’une monnaie d’argent, avec la tête de Justinien I". Tuttavia, la recente storiografia data la morte di Vitige nel 542. In ogni caso, seguendo il pensiero di Sabatier, l'anno 540 può essere comunque plausibile perché è in quell'anno che Vitige fu sconfitto da Belisario, fatto prigioniero e portato a Costantinopoli.

Il CNI cataloga sia la moneta del primo tipo [X, p. 652, nn. 1-2] sia quella del secondo tipo [ibid., p. 652, n. 3], attribuendole entrambe a Matasunta ed alla zecca di Ravenna. Poi, per quanto concerne la loro datazione, scrive che "È creduto, da alcuni, che Matasunda abbia occupato momentaneamente il trono alla morte del marito; ma, secondo il Sambon [1912, pp. 12-13, n. 71], sembra più probabile che, essendo essa nipote di Teodorico e sorella di Atalarico, abbia fatto coniare le monete col suo monogramma al principio del regno di Vitige". Precisiamo che Sambon [v. supra] cataloga solo la moneta del secondo tipo, attribuendola alla zecca di Ravenna.

Successivamente, il MIB [I, p. 18, n. 53], che cataloga solo la moneta del secondo tipo, attribuisce questa moneta a Giustiniano ed alla zecca di Cartagine. A tale indicazione si allinea il MEC [1, p. 37], il quale, a proposito di alcune monete d'argento attribuite a Matasunta, riporta che "The silver coins of Italia fabric with one of these (BMC Vand, pl. 10.11) [le monete del primo tipo] are in fact forgeries of Cigoi. The remainder [le monete del secondo tipo], which are of clear African fabric, were wronly attributed by Grierson [1959, pp. 119-130] to the Moorish chieftain Mastinas whose activities are know to us from Procopius. They are now reconized to be regular Justinian from the mint of Carthage". A tale proposito, segnaliamo che Grierson è il coautore del MEC [v. supra].

Prendiamo atto dell'abbandono della teoria, inverosimile, relativa al monogramma di Mastina; tuttavia, riteniamo che il monogramma presente nel rovescio di queste monete non sia in nessun modo associabile a Giustiniano ma, piuttosto, a Matasunta (maiasvnda) e, a tale proposito, occorre rilevare che gli ostrogoti non hanno mai esercitato il loro dominio a Cartagine. Siamo certi che l'attribuzione di queste monete a Giustiniano rappresenti una sorta di facile soluzione condivisa, anziché una convinzione giustificata in modo esauriente, per mettere fine ad un problema tutt'ora irrisolto. Infatti, occorre considerare che, oltre - eventualmente - a questa moneta, non si conoscono emissioni di monete d'argento a nome di Giustiniano che riportano, nel rovescio, anche un suo monogramma; inoltre, è di rilevante importanza osservare che l'uso del nome dell'autorità dominante associato al monogramma dell'autorità emittente, nell'epoca qui considerata, è propria della sola monetazione ostrogota italiana. In ogni caso una domanda sorge spontanea: Cigoi ha inventato un'emissione di sana pianta o ha replicato una moneta esistente? Infatti, occorre considerare che, per realizzare il monogramma attribuito a Matasunta, il noto falsario friulano doveva conoscere, per forza di cose, la moneta del secondo tipo. Perché, allora, inventare una moneta quando si poteva falsificare l'originale che è comunque una moneta rarissima? Per questo motivo, riteniamo plausibile, seppur remota, l'esistenza di esemplari originali di moneta d'argento di Matasunta del primo tipo, più rari di quelli del secondo tipo, dai quali Cigoi avrebbe ricavato i disegni per la fabbricazione delle sue falsificazioni. Già negli anni sessanta dell'800, Carlo Kunz, conservatore del Museo Bottacin di Padova, nutrì seri sospetti in merito all'enorme numero di rarità presenti nella collezione del Museo di cui era il conservatore ed, all'uopo, produsse un dossier, mai pubblicato, che provava l'attività fraudolenta di Cigoi. Nel 1870 Cigoi vendette la sua collezione; tuttavia, i sospetti generatisi in merito alla bontà delle monete vendute portarono, nello stesso anno, ad un processo che si concluse con la condanna al Cigoi di riprendersi la collezione appena venduta [Zambelli 1846, passim], poi confluita nella collezione Cigoi-Del Negro-Tartagna, conservata presso il Museo Archeologico di Udine. Pertanto, nel 1870 l'attività del Cigoi era di dominio pubblico; inoltre, l'esemplare del primo tipo catalogato da Wroth [1911, p. 80, n. 1], fa riferimento alla presentazione della moneta in oggetto, effettuata nel 1890 dal reverendo Greville J. Chester, al British Museum di Londra, a conclusione di un suo viaggio nel Levante ed in Egitto. Lo stesso Wrote [ibid., p. 80, nota n. 3], è ben informato della presenza di falsi moderni della moneta, come indicato nella nota in calce: "A modern forgery of these types is noted in Xum. Zeitschrift, xxvii, p. 123". Infine, come abbiamo già avuto modo di illustrare, il CNI [X, p. 652, nn. 1-2] pubblica, nel 1927, ben due esemplari, di cui uno solo riprodotto, con legenda del dritto leggermente diversa l'uno dall'altro, della moneta del primo tipo.

Brunetti [pp. 70-71, n. 477], basandosi unicamente sull'osservazione delle immagini delle monete pubblicate nalle diverse opere, non lascia spazio ad alcun dubbio e ritiene che, per via dello stile, tutte le monete del primo tipo sono delle falsificazioni del Cigoi. Metlich [2004], nella sua opera relativa alle coniazioni degli ostrogoti in Italia, omette entrambi i tipi di questa moneta, confermando così il pensiero, oggi dominante, che attribuisce questa moneta alle emissioni regolari di Giustiniano. Ranieri [2006, pp. 100-101, nn. 310-311], invece, cataloga solo le monete del primo tipo, attribuendole a Matasunta ed alla zecca di Ravenna, datando la loro coniazione tra il 536 ed il 540. Tuttavia, rileviamo che le immagini presenti in quest'opera sono le solite note e cioè quelle pubblicate da Wroth [1911, p. 80, n. 1], la n. 310, e dal CNI [X, p. 652, n. 1], la n. 311.

Da una comparazione relativa alle monete del primo tipo, abbiamo rilevato che quelle pubblicate da Wroth [1911, p. 80, n. 1] e nel CNI [X, p. 652, n. 1] provengono da conî diversi tra loro ed entrambe sono diverse da quella presente nella collezione Cigoi-Del Negro-Tartagna e illustrata da Arslan [p. 143, n. 128]; anche i loro pesi differiscono: le prime due monete pesano 1,37 e 1,41 grammi, la terza 0,98 grammi. Infine, importantissimo, c'è da considerare quanto scritto da Arslan [v. supra] in merito all'esemplare presente nella collezione Cigoi-Del Negro-Tartagna: "Monogramma derivato da tipo ostrogoto. Invenzione del Cigoi". Il termine utilizzato è chiaro: "derivato" e non "imitato", come succede nella descrizione di altri monogrammi relativi a monete presenti nella medesima collezione. Dunque Arslan, a testimonianza dell'incertezza che caratterizza queste emissioni, introduce un nuovo elemento di riflessione; infatti, egli ritiene che il monogramma in oggetto è di derivazione ostrogota, quindi non attribuibile a Giustiniano, e, essendo questo una "invenzione del Cigoi", nega di fatto la sua esistenza storica. Anche in questo caso, ci troviamo innanzi ad una soluzione, non giustificata in modo esauriente, che lascia molti interrogativi.

Visto quest'ultimo contributo, che non può essere sottovalutato, dobbiamo considerare anche l'ipotesi che sia le monete del primo tipo sia quelle del secondo tipo, che condividono il medesimo e controverso monogramma, siano delle invenzioni moderne. Anche se, per quanto riguarda le monete del secondo tipo, riteniamo che quest'ultima ipotesi sia del tutto inverosimile. Di certo, in merito alle monete in oggetto, è che, in mancanza degli opportuni rilievi scientifici, non è possibile stabilire con sicurezza sia l'autorità emittente (Matasunta, Mastina, Giustiniano, altro) sia la zecca di produzione (Ticinum, Costantinopoli, Ravenna, Cartagine, altro) sia il periodo di coniazione (536-540, 550-551, altro).

Matasunta era figlia di Amalasunta, che, a sua volta, era l'unica figlia del re ostrogoto Teodorico, che, su mandato dell'imperatore romano d'Oriente Zenone, sconfisse Odoacre (il quale, nel 476 depose l'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo) ottenendo, da Zenone, il titolo di Re d'Italia. Alla morte di Teodorico, avvenuta nel 526, Amalasunta divenne la reggente del proprio figlio Atalarico, fratello di Matasuna, che all'epoca aveva dieci anni. A seguito della morte di quest'ultimo, avvenuta prematuramente nel 534, Amalasunta, nel tentativo di conservare il potere, associò al trono ostrogoto il cugino Teodato, duca di Tuscia. Tuttavia, Teodato fece assassinare Amalasunta l'anno successivo, per poi morire egli stesso nel 536. A Teodato succedette Vitige, che, tuttavia, non era di nobile ascendenza.

Vitige, nel 536, allo scopo di rafforzare la propria posizione, obbligò Matasunta a sposarlo entrando così nella famiglia di Teodorico. Nel 538, nel corso della guerra gotica contro i bizantini, Matasunta si trovava a Ravenna, che era assediata dagli imperiali, e fu accusata di avere dato mandato di bruciare i magazzini di grano della città al fine di consegnarla ai bizantini. Tuttavia, nel 540, il generale bizantino Belisario entrò in Ravenna, fece prigioniero Vitige e fece portare a Costantinopoli la coppia regale ostrogota, dove, nel 542, Vitige morì. Nel 550 Matasunta, vedova e senza figli, fu data in sposa a Germano Giustino, cugino e favorito dell'imperatore Giustiniano I, destinato, da quest'ultimo, a diventare il comandante supremo in Italia. Giustiniano, stava operando per riportare i territori italiani in mani bizantine. Infatti, a seguito di questo matrimonio, si sperava che Germano Giustino potesse essere accettato dagli ostrogoti quale loro governatore imperiale; tuttavia, Germano Giustino morì nel 551, rendendo vano il tentativo di un ricongiungimento dinastico tra Occidente ed Oriente in un momento in cui era ancora in corso la guerra gotica.

Pertanto, oltre alle autorevoli ipotesi illustrate, riteniamo plausibile che queste emissioni potrebbero essere state coniate, tra il 550 ed il 551, al fine di propagandare l'auspicata unione dinastica, di cui sopra, in vista della prevista spedizione in Italia di Germano Giustino e Matasunta. Da qui l'unione del nome dell'imperatore bizantino con quello della dinastia reale ostrogota degli Amali, per mezzo del monogramma di Matasunta. In base a quanto esposto, le zecche di emissione di queste monete potrebbero essere quella di Ravenna, qualora si identificassero esemplari ritenuti genuini (anche tra quelli giù conosciuti) delle monete del primo tipo, e di un'altra zecca, incerta, per le monete del secondo tipo.

Monogramma entro corona di alloro

1801
Mezza siliqua · 550-551 · Zecca non identificata · Ag · R3 · camera_alt

550-551

1801
Mezza siliqua · Monogramma entro corona di alloro · Zecca non identificata · Ag · R3 · camera_alt

Mezza siliqua · 550-551 · Monogramma entro corona di alloro · Zecca non identificata · Argento

Stato scheda

Non completata

Oggetto emissione

Moneta

Tipo emissione

Ordinaria

Nominale

Mezza siliqua

Valore unità monetaria

0,02 solidi

Materiale

Argento (Ag)

Titolo

980‰

Anno

550-551

Diametro

14 mm

Peso legale

1,35 g

Peso reale

1,03 g

Tipo del dritto

Busto diademato e corazzato

Legenda dritto
Tipo del rovescio

Monogramma entro corona di alloro

Legenda rovescio
Produzione

Coniazione manuale a martello

Rarità

Rarissima (R3)

Matasunta, attribuite (550-551) · Regno d'Italia (Ostrogoti)

Serie

Regni Romano Barbarici (410-774)

Monetazione

Regno d'Italia (Ostrogoti)

Autorità

Matasunta, attribuite (550-551)

Nome

Mataswintha

Dinastia

Amali

Titolo

Regina degli Ostrogoti

Ruolo

Regina

Modalità

Legittimo

Politica

Regni Romano Barbarici (476-774)

Entità formalmente dell'Impero Bizantino

Tipo sistema monetario
Unità monetaria
Tipo unità monetaria

Moneta effettiva (dal 498 al 553 - Ostrogoti)

Sistema ponderale
Unità ponderale
Anni

534, 536

Tipo emissione

Ordinaria

Materiale

Argento (Ag)

Nominale

Mezza siliqua, Ag 980‰, 1,35 g

Tipo del dritto

Busto diademato e corazzato

Tipo del rovescio

Monogramma entro corona di alloro

Zecche

Ravenna, Senza marchio

Ticinum (?), Senza marchio

Zecca non identificata, Senza marchio

Produzione

Coniazione manuale a martello

Riferimenti
Cavicchi Andrea
Gigante Fabio
Andrea Cavicchi, Fabio Gigante
IV Festival del Medioevo di Gubbio: Esempio di catalogazione delle monete del Regno Ostrogoto (Regno d'Italia)
Digital Encyclopedic Edition
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