Queste monete da 10 soldi, del valore di mezza lira, furono emesse durante l'assedio della cittadella di Alessandria, posto il 12 ottobre 1745, nel corso della guerra per la successione austriaca, da un forte esercito di 60.000 uomini tra francesi e spagnoli al comando dell'infante di Spagna don Filippo [Traina 1967, p. 177].
Il comandante delle truppe piemontesi e governatore della città di Alessandria, marchese Ignazio di Caraglio, si rinchiuse nella cittadella resistendo all'assedio fino alla rottura del blocco operato dagli austro-piemontesi il 10 marzo 1746. Durante l'assedio, il marchese di Caraglio, trovandosi in angustie finanziarie, dopo aver venduto quanto possedeva di prezioso per pagare i soldati, incaricò l'11 novembre alcuni ufficiali svizzeri della guarnigione di battere, nella stessa cittadella e con mezzi di fortuna, delle monete da 10 soldi, che possono evidenziare tracce di monete coeve sulle quali furono a loro volta coniate. Le monete furono coniate per mezzo degli stampi preparati dal cav. Joannini, intendente generale per la città e la provincia di Alessandria. Il 9 dicembre fu pubblicato l'ordine di ricevere le nuove monete "che erano Soldi" [Id. I, p. 34]. Cunietti [1908, p. 124], ritiene che queste monete ossidionali, di tipo piuttosto rozzo, ebbero circolazione nella sola cittadella fortificata, o tutt'al più nella città di Alessandria, e che dopo il blocco, avendo cessato di avere valore, furono ritirate o andarono perdute.
Promis [1903, p. 28], afferma che queste monete erano "del valore incirca di 2 lire", avanzando l'ipotesi che si tratti di saggi in argento. Un esemplare - sempre in base a quanto riferito da Promis - era presente nella collezione reale (di Carlo Alberto); la moneta si trova ancora oggi conservata nel Medagliere torinese, in cui confluirono in gran parte le monete della raccolta reale iniziata da Carlo Emanuele III e completata dai suoi successori. L'esemplare conservato a Torino, più che argento, è di lega piuttosto bassa, così come altri esemplari esaminati (dal Traina). Altri "pezzi", invece, appaiono di lega migliore, altri ancora, infine, sono in rame argentato. Sappiamo che il marchese di Caraglio, trovandosi a corto di denaro, sacrificò tutta la sua argenteria privata e quella offerta da alcuni ufficiali per far battere moneta e pagare i soldati. Si può quindi logicamente pensare che dapprima siano stati battuti dei "pezzi" da 10 soldi in mistura (sarà bene ricordare che allora le mezze lire erano di ottimo argento; 917 millesimi); poi, finito il prezioso metallo, si continuò a battere le monete in rame argentato e in rame schietto. Non prove, quindi, come si è sempre affermato, ma vere e proprie monete ossidionali, battute in lega diversa, ora più ricca ora più povera d'argento, e infine in rame [Traina I, p. 39].
Promis [1903, p. 28, n. 1], poi ripreso da Mailliet [1870, pp. 5-6], che cita un precedente articolo di Promis pubblicato sul 29° volume des Mémoires de l'Académie Royale des Sciences de Turin, e Cunietti [1908, p. 123], descrivono questa tipologia monetale con, nel rovescio, la corona reale sopra i due rami di palme. Tuttavia, si tratta di un errore; infatti, non si conosce alcuna moneta di questo tipo con questa caratteristica e la moneta presente nel Medagliere torinese, censita da Promis, non presenta affatto la corona da lui illustrata. Infine, ancora Mailliet [1873, p. 268], segnala l'esistenza di pezzi da 10 soldi senza la corona reale nel rovescio e senza l'indicazione del valore nel dritto; anche in questo caso, non si conosce alcuna moneta di questo tipo priva dell'indicazione del valore.
In base a quanto indicato da Cunietti [1908, p. 124], va segnalato che, nonostante le ricerche effettuate sia negli archivi del Municipio di Alessandria sia in quelli di Stato in Torino, non è stato rintracciato l'ordine di battitura di questa moneta; inoltre, in alcuni manoscritti riguardanti il diario dell'Assedio di Alessandria è riportato che, al cav. Joannini, fu dato l'ordine di "lavorare gli stampi" per battere "dei pezzi da 5 soldi e altra moneta". Pertanto, nonostante non siano stati ritrovati né gli originali né le copie di questi ordini, si potrebbe ipotizzare che durante l'assedio del 1745 oltre alle pezze da 10 soldi siano state battute anche quelle da 5 soldi (e altre in argento?), delle quali comunque non è stato ritrovato o segnalato alcun esemplare.