Nel 1915, il Comitato di propaganda della Croce Rossa Italiana, sezione di Milano, d'accordo col Comitato centrale di Roma, commissionò alla società Johnson di Milano, per i fini della beneficianza, un "Gettone di Guerra" commemorativo dell'inizio dell'avventura bellica italiana.
Detto gettone, opera dello scultore Albino Dal Castagné, che incontrò subito uno straordinario quanto inatteso favore di pubblico, fu coniato nelle tre canoniche versioni monetali d'oro, d'argento e di bronzo; quest'ultimo, spesso, veniva poi indorato dagli acquirenti. A differenza delle altre due versioni, quella doro è numerata e fu coniata in sei distinte emissioni. Una copia per metallo di questo gettone fu donato al Re e la Regina Madre ebbe modo di esprimere il suo apprezzamento per l'iniziativa [CdS 1915g].
I concetti che ispirarono la creazione di questo gettone sono da ricercare innanzitutto nella data di entrata in guerra dell'Italia (24 maggio 1915), che conferisce al gettone un carattere commemorativo, e nell'opera infaticabile della Croce Rossa, non solo per via del suo simbolo, in smalto, presente nel campo del rovescio, ma anche per mezzo di una delle scene più frequenti che vedono impiegato il proprio personale in periodo di guerra, qui illustrata nel dritto.
La commovente legenda del dritto di questo gettone, che caratterizza l'opera pietosa della Croce Rossa Italiana, è tratta da un verso soave del Pascoli, che è anche un monito prezioso alla nobiltà d'animo latina [Ricci 1915, pp. 453-454].
Questo gettone, fu posto in vendita al prezzo di 100 lire, la versione d'oro; 10 lire, la versione d'argento; 2 lire, la versione di bronzo [CdS 1915d e Ricci 1916b, pp. 62-63], a cui occorreva aggiungere 40 centesimi per le spese di spedizione [CdS 1915e]. Le tre versioni del gettone, disponevano pure delle rispettive montature in metallo e smalto, il cui costo era di 30 lire, quella d'oro; 4 lire, quella d'argento. La montatura per il gettone di bronzo era in similoro e costava 2,50 [CdS 1916a e Comitato CRI Padova]. Il ricavato della vendita di questi gettoni ammontò a poco meno di mezzo milione di lire dell'epoca [Johnson I, p. 100], fruttando un profitto netto di 115.628,75 lire [CdS 1918c].
Il gettone si trova frequentemente, soprattutto nella versione d'argento, inserito in montature d'argento e smalti, che ricordano le estremità di una croce rossa in campo bianco, o di solo argento, sia di tipo lineare sia di tipo floreale. Queste montature venivano appese al nastro della medaglia al merito della CRI, evidenziando così l'orgoglio per aver contribuito alle pietose necessità della Patria [Galazzetti, Lombardi 2003, pp. 119-120].
Fu Serafino Ricci [v. supra] a scrivere per primo di questo gettone sulla stampa specializzata, definendolo moneta-medaglia. Successivamente, Nascia [1984, p. 16], senza indicare alcuna fonte, comprese questo gettone, nelle sue tre varianti metalliche, in una lista intitolata gettoni monetari e pseudo monete, indicando che era stato emesso a favore della Croce Rossa Italiana e associandolo, impropriamente, alle monete da 50 lire (quello d'oro), da 2 lire (quello d'argento) e da 10 centesimi (quello di bronzo). Tesi, queste, successivamente riprese da Montenegro [1995, p. 315, nn. 732-733-734] che, però, qualifica questo gettone come medaglia moneta. Tuttavia, questi gettoni non sono stati emessi "a favore della Croce Rossa Italiana", in quanto è la stessa Croce Rossa Italiana che li ha commissionati; inoltre, indiscutibilmente, si tratta di gettoni senza alcun legame con il denaro, del quale non ne hanno avuto la funzione (misura del valore o terza merce), né nominalmente, né nelle intenzioni, né nei fatti.
A tale proposito riportiamo, qui di seguito, la sequenza degli eventi che hanno determinato la confusione in merito a come questo gettone dovesse chiamarsi. Il gettone viene presentato nel 1915 da Serafino Ricci [v. supra], che, come abbiamo già visto, lo indica come gettone-moneta. L’anno successivo, in un articolo a firma della redazione del Bollettino Italiano di Numismatica e di Arte della Moneta [1916a, pp. 28-29], è descritto come gettone-moneta, medaglia e gettone-medaglia. Successivamente, nello stesso anno e nella stessa rivista [BIdN 1916b, pp. 62-63], sempre in un articolo a nome della redazione, è indicato come medaglia (nel titolo) e come gettone-moneta (nell’articolo). Sempre nello stesso anno, Serafino Ricci [1916, p. 92] si corregge e lo chiama medaglia (nel titolo) e gettone (nell’articolo), sottolineando inoltre che: “Moneta non si può quindi chiamare il nuovo pezzo, perché non si poteva prima, né si può ora spendere, e nemmeno moneta di guerra…” Dopodiché spiega le ragioni di alcuni di volerlo chiamare gettone (ricollegabile ad una tessera o ad un distintivo d’associazione) e quelle di altri di volerlo chiamare medaglia di guerra (nobile simbolo dell’Italia, da non confondere con i gettoni di presenza o con le tessere commerciali). Infine, va evidenziato il fatto che, presentando il gettone della pace vittoriosa del 1918, lo stesso Serafino Ricci [1918, pp. 40-41], descrive, sia l’emissione del 1915 sia quella del 1918, come madaglia-gettone, per poi concludere con: “I due gettoni…”. Sarà Stefano Johnson [I, p. 100, n. 131], titolare del medaglificio che ne ha effettuato la produzione, a chiarire definitivamente la natura di questa emissione, catalogandola come Gettone di guerra fatto eseguire dalla Croce Rossa Italiana.
Tuttavia, era già stato scritto troppo, e in maniera confusa, a riguardo del gettone del 1915, tanto da trarre in errore diversi Autori. Per quanto ci riguarda, il termine appropriato di quest'emissione della Croce Rossa Italiana del 1915, così come per quella del 1918, è senz'altro quello di gettone, anche in virtù del fatto che nelle intenzioni del committente si volevano ricordare le monete nei loro tre metalli canonici.
Il gettone della Croce Rossa Italiana d'oro del 1915, fu coniato, complessivamente, in 3.000 pezzi [Johnson I, v. supra]. Dai numeri progresivi presenti nel rovescio dei gettoni e dall'indicazione della tiratura di 500 pezzi relativa alla prima emissione [CdS 1915f], risulta del tutto verosimile che la tiratura complessiva è suddivisibile in 500 pezzi per ognuna delle sei emissioni del gettone.