Questo particolare manufatto numismatico è costituiro da una moneta da 10 centesimi del 1911, coniata dalla zecca di Roma, a cui, sucessivamente, è stato apposto nel rovescio, da privati su commissione della Croce Rossa Italiana, uno scudetto circolare smaltato con la croce rossa su campo bianco. Nelle poche fonti disponibili questo manufatto è sempre stato chiamato "soldone della croce rossa", termine (quello di soldone) che, assieme a quello di 2 soldi, si riferisce alle monete da 10 centesimi di largo modulo. Questo soldone, dunque, è una moneta a tutti gli effetti che, a seguito della modifica effettuata, è stata trasformata in soldone della croce rossa, perdendo così le caratteristiche che le consentivano di circolare come tale; tuttavia, non potendo essa essere cosa diversa di una moneta, anche se modificata, riteniamo opportuno nominare tale manufatto con il nome volgare con cui era nominato e conosciuto nel periodo coevo alla sua nascita.
Come abbiamo visto, questa moneta da 10 centesimi è stata trasformata in soldone della croce rossa, nel 1915, mediante l'apposizione, nel rovescio, dello scudetto smaltato della Croce Rossa. Infatti, come ci informa il Corriere della Sera [1915a, p. 5], per il tramite della Banca d'Italia il Comitato di Propaganda della Croce Rossa Italiana, ottenne dalla zecca di Roma cinquecento monete giubilari da 10 centesimi in fior di conio. Il Comitato di Propaganda poté così creare il soldone della croce rossa. La prima copia di detto soldone fu inviata al Re entro un'apposita scatolina. Questi gettoni furono venduti presso il Comitato Propaganda della Croce Rossa di Milano (piazza della Scala, 3), al prezzo di 2 lire cadauno; per coloro che abitavano fuori Milano il prezzo saliva a 2,30 lire per le spese di spedizione. L'intero contingente prodotto fu esaurito in una mattina [CdS 1915b, p. 5] e, dal momento che la moneta da 10 centesimi giubilare fu tolta dalla circolazione, non fu possibile procedere ad una nuova produzione di soldoni [CdS 1915c, p. 5].
Occorre considerare che la Croce Rossa Italiana negli anni dal 1900 al 1946, al fine della raccolta fondi, ha commissionato ai vari stabilimenti più di cinquecento esemplari tra spille distintivi e gettoni, e la realizzazione di questo soldone, ricavato dalla moneta da 10 centesimi del 1911 a cui è stato applicato il suo scudetto smaltato, rientra tra queste iniziative.
La lavorazione eseguita sulle monete non era banale, consisteva nel realizzare un tondello cavo, dello stesso metallo della moneta, dove veniva poi alloggiato lo scudetto smaltato della CRI; nella parte posteriore del tondello vi è un perno che veniva infilato a pressione nella moneta dopo aver praticato su di essa un appropriato foro. In un buon 40% di questi soldoni è possibile rilevare le tracce di sfondamento del perno in corrispondenza della parte inferiore della prima lettera “o” o della lettera "r" di “vittorio” posta nel dritto della moneta.
Cavazzoni [2016, n. 2, p. 6] e Montenegro [1995, n. 731, p. 315], senza citare alcuna fonte, catalogano questo soldone tra le monete-medaglie emesse a favore della Croce Rossa. Tuttavia, questi soldoni non sono stati emessi "a favore della CRI" in quanto è la stessa CRI che ha commissionato la modifica delle monete da 10 centesimi con cui sono stati ricavati; inoltre, indiscutibilmente, si tratta di monete totalmente slegate dal denaro (se non nella loro natura originaria), del quale non ne hanno avuto la funzione (misura del valore o terza merce), né nelle intenzioni, né nei fatti. Non potevano circolare, in quanto non possedevano più le caratteristiche decretate come moneta, e non hanno mai circolato; inoltre, come abbiamo visto, il loro costo variava dalle 2 alle 2,30 lire.
Cavazzoni [v. supra], inoltre, senza citare alcuna fonte, attribuisce questa coniazione allo Stabilimento Johnson di Milano, forse per via dell'esemplare apparso all'asta Nomisma 41/2010/1918 inserito in una confezione del noto medaglificio milanese, la quale, peraltro, non è detto che sia pertinente all'oggetto in essa contenuto; infatti, dalla Johnson, ad una nostra specifica domanda in merito, hanno risposto che "... purtroppo [il dott. Johnson] non ha memoria circa le modifiche fatte alle monete da 10 centesimi. La modifica potrebbe essere stata eseguita da privati od altra ditta e poi le monete possono essere state messe in un astuccio Johnson". Montenegro [v. supra], invece, anch'egli senza citare alcuna fonte, riprende quanto scritto da Nascia [1984, p. 16], che, senza citare alcuna fonte, attribuisce il manufatto in oggetto alla zecca di Roma e lo fa risalire al 1914.
Per quanto riguarda la data di realizzazione di questo soldone della croce rossa, rileviamo che il Coriere della Sera [v. supra] scrive di questo soldone per la prima volta (nessuno lo ha fatto prima) il 20 agosto del 1915 (il giorno dopo risultava già esaurito [v. supra]), data del tutto compatibile con l'entrata in guerra dell'Italia, avvenuta il 24 maggio dello stesso anno. Pertanto, ci pare verosimile indicare il 1915 come l'anno in cui questa moneta giubilare da 10 centesimi venne trasformata in soldone della croce rossa.
Più complesso, invece, è risalire a chi ha eseguito tale produzione. Questo perché mancano le necessarie note documentali, perché la letteratura coeva, sia specialistica sia generalista, non ne ha accennato, perché sappiamo che la Regia zecca ha fornito solamente le monete e perché lo Stabilimento Johnson di Milano "non ha memoria" di tale lavorazione. Tuttavia, all’epoca, gli stabilimenti attrezzati ad eseguire una simile lavorazione erano almeno una dozzina e, prima o poi, potrebbe venire alla luce qualche nuovo elemento in grado di fornirci anche questa informazione.
Di questi soldoni della croce rossa, si conoscono alcuni pezzi realizzati con la moneta da 10 centesimi in metallo indorato, altri, invece, realizzati con la moneta da 2 lire d'argento dello stesso tipo. Tuttavia, in questo approfondimento, abbiamo dimostrato ampiamente che la realizzazione di questo soldone ha interessato unicamente le monete da 10 centesimi in bronzo. Inoltre, rileviamo che, in questi pochi esemplari conosciuti, la croce posta nello scudetto circolare smaltato non è sempre in perfetto asse vericale, come è invece in tutte le monete di bronzo; infine, lo stesso scudetto è inserito in una montatura metallica di bronzo. Ciò potrebbe fare supporre all'utilizzo di scudetti asportati dalle monete da 10 centesimi di bronzo per poi essere incollati sia sulle monete indorate sia su quelle d'argento.