Nel 1918, il Comitato di propaganda della Croce Rossa Italiana, sezione di Milano, al fine di commemorare degnamente la vittoria italiana nella Grande Guerra, commissionò alla società Johnson di Milano, per i fini della beneficianza, un "Gettone di Pace Vittoriosa" ideato dal prof. Adolfo Padovan, direttore del medesimo Comitato, che fece da riscontro al precedente gettone, coniato all'inizio delle ostilità, denominato "Gettone di Guerra" [CdS 1918a]. La data 3 novembre 1918, che appare in alto nel rovescio del gettone, si riferisce al fatidico giorno dell'occupazione italiana di Trento e Trieste.
Detto gettone, opera dello scultore Giannino Castiglioni, fu coniato, a imitazione delle monete circolanti, nelle tre canoniche versioni d'oro, d'argento e di bronzo e, a differenza delle altre due versioni, quella doro è numerata progressivamente. Tuttavia, a causa del generale impoverimento della popolazione, questo gettone non incontrò il favore riscosso da quello coniato nel 1915.
Questo gettone, fu posto in vendita al prezzo di 200 lire, la versione d'oro; 25 lire, la versione d'argento; 10 lire, la versione di bronzo [CdS vedi supra e DdC 1918, n. 51]. Se lo si desiderava, era pure possibile acquistare i gettoni completi di un cerchietto, del metalo del gettone e smalto, al prezzo di 300 lire, quello d'oro; 37 lire, quello d'argento; 15 lire, quello di bronzo [CdS 1919a]. I primi 250 esemplari in oro furono distribuiti a partire dal 1 dicembre 1918 [CdS 1918b]. Il ricavato della vendita di questi gettoni doveva servire per sostenere i familiari delle vittime di guerra e per il reinserimento sociale e nel mondo del lavoro dei reduci di guerra, che, tornati a casa, trovarono una società ed un'economia assai diverse da quelle che avevano lasciato al momento della partenza per la guerra [Galazzetti, Lombardi 2003, p. 120]. Nel mese di maggio del 1919, risultavano essere stati venduti 710 gettoni d'oro, 705 gettoni d'argento e 600 gettoni di bronzo [CdS 1919b]. Inoltre, il Comitato di propaganda della Croce Rossa lombarda, mise in vendita pure il modello originale del gettone, fuso in bronzo opaco [CdS 1919d].
Fu Serafino Ricci [1918, pp. 40-41] a scrivere per primo di questo gettone, definendolo madaglia-gettone. Successivamente, Nascia [1984, p. 17], senza indicare alcuna fonte, comprese questo gettone, nelle sue tre varianti metalliche, in una lista intitolata gettoni monetari e pseudo monete, indicando che era stato emesso a favore della Croce Rossa Italiana e associandolo, impropriamente, alle monete da 50 lire (quello d'oro), da 2 lire (quello d'argento) e da 10 centesimi (quello di bronzo). Tesi, queste, successivamente riprese da Montenegro [1995, p. 316, nn. 738-739-740] che, però, qualifica questo gettone come medaglia moneta. In ogno caso, Stefano Johnson [I, p. 265, n. 517], titolare del medaglificio che ne ha effettuato la produzione, aveva già avuto modo di chiarire la natura di questa emissione, catalogandola come: "Gettone della vittoria fatto eseguire dalla Croce Rossa Italiana". Pertanto, questi gettoni non sono stati emessi "a favore della Croce Rossa Italiana", in quanto è la stessa Croce Rossa Italiana che li ha commissionati; inoltre, indiscutibilmente, si tratta di gettoni senza alcun legame con il denaro, del quale non ne hanno avuto la funzione (misura del valore o terza merce), né nominalmente, né nelle intenzioni, né nei fatti.
Di questo gettone in oro fu deciso di non coniare più di 800 pezzi numerati progressivamente [CdS 1919c] dei quali, nel mese di luglio del 1919, alcune decine di pezzi erano ancora disponibili. Inoltre, risulta che, in occasione delle feste di Natale e Capodanno dello stesso anno, a causa delle numerose e insistenti richieste, fu fatto coniare un piccolo quantitativo di gettoni d'oro, senza peraltro specificarne la consistenza [CdS 1919e]; tuttavia, nonostante le citate richieste, risulta che nel marzo del 1920 erano ancora disponibili alcuni esemplari di questi gettoni, con montatura in oro e smalto, al prezzo di 350 lire [CdS 1920].