Vittorio Emanuele III di Savoia (1900-1936) Re · Colonia Eritrea

Tallero d'Italia · 1918 · Aquila spiegata · Roma · Argento

Tallero d'Italia d'argento, coniato nel 1918 a Roma · Argento (Ag) 835‰ · ø 40 mm · peso 28,0668 g · asse di conio a 0° · 510.000 pezzi prodotti · Rara

Dritto

(fregio) ❀ REGNUM  /  ITALICUM ❀ 1918

Busto diademato dell'Italia, con il manto d'ermellino, volto a destra. Nell'esergo, lungo il bordo, A • MOTTI.

Rovescio

AD • NEGOT • ERYTHR •  /  COMMOD • ARG • SIGN •

Aquila spiegata coronata, caricata nel cuore dello scudo sabaudo della croce. Nell'esergo, lungo il bordo, R.

Contorno

FERT ornato a foglia ✭ ornato a foglia FERT ornato a foglia ✭ ornato a foglia FERT ornato a foglia ✭ ornato a foglia (in rilievo)

Tallero d'Italia · Aquila spiegata · Argento

1699
1918 · Roma (R) · R · camera_alt
Altre informazioni

Su alcuni esemplari di questa moneta manca il nome dell'incisore amotti, posto nell'esergo del dritto, questa mancanza di coniazione è puramente casuale. Infatti, essendo il contorno ricavato, prima della coniazione, facendo passare il tondello nella macchina orlettatrice, il tondello del diametro di 37 millimetri veniva battuto fuori ghiera, in modo che si espandesse liberamente fino al diametro stabilito di 40 millimetri, e la circonferenza riuscisse leggermente elissoidale, come nel prototipo. Così, se l'espansione del metallo era scarsa nel basso, il nome non riusciva per mancanza di spazio; se era troppo rapida, il conio, scivolando, lo cancellava. Mentre, invece, se l'espansione era uniforme il nome riusciva perfettamente [Gigante 2016, p. 179].

Per la colonia Eritrea era sempre rimasto insoluto il problema di creare un sistema monetario appropriato alle sue condizioni economiche, poiché il tentativo fatto nel 1890 con la coniazione dei talleri eritrei e delle corrispondenti monete divisionarie non aveva avuto alcun successo. Nell'Eritrea si continuava ad usare il tallero d'argento di Maria Teresa, il quale, tanto in Eritrea, quanto nella vicina Etiopia ed in molti paesi d'Oriente, per il suo carattere speciale di essere in effetti un metallo prezioso garantito e contrassegnato, e cioè una merce-moneta, era riuscito da oltre un secolo ad imporsi ad ogni altra valuta.

Il mancato rifornimento del tallero austriaco durante la prima guerra mondiale aveva turbato le condizioni del mercato monetario eritreo. Questa considerazione ed altre di carattere politico indussero il governo italiano a tentare di nuovo la sostituzione del tallero di Maria Teresa. Per raggiungere lo scopo si pensò di creare una moneta che avesse le stesse caratteristiche tecniche del tallero di Maria Teresa (con l'eccezione del titolo dell'argento di 835 millesimi contro gli 833,33 di quello austriaco), e ad esso somigliasse anche per le impronte, tanto che gli ornati del contorno furono ottenuti prima della coniazione, nel momento del passaggio del disco metallico tra i cuscinetti della macchina orlettatrice. La coniazione veniva eseguita con presse monetarie, alle quali si era tolta la virola in modo che il disco metallico, del diametro di 37 millimetri, compreso tra i due conî, si espandesse liberamente fino a raggiungere il diametro stabilito di 40 millimetri, e la circonferenza riuscisse, come nel tallero di Maria Teresa, leggermente irregolare.

Dopo parecchie prove richieste dalla difficoltà della coniazione, la regia zecca riuscì ad ottenere nel nuovo tallero un superbo esemplare di quelle monete pesanti, a forte spessore e con impronte a rilievo molto pronunziato, che erano state una tipica manifestazione artistica del secolo decimottavo. Tuttavia, anche questo tentativo non incontrò il risultato che si attendeva [MdF 1940, pp. 63-64].

Per questo tallero d'Italia d'argento del tipo "Aquila spiegata" si sperava, dato il momento politico internazionale, in una consistente diffusione, di conseguenza furono fissate le tariffe di coniazione sia per conto del ministero dele Colonie sia per conto dei privati [Lanfranco, 1933b, p. 132]; tuttavia, dato l'insuccesso ottenuto presso le popolazioni locali, questa moneta fu coniata solo una volta per conto del ministero delle Colonie [MdF 1940, p. 63].

Lanfranco [1933b, p. 133], nell'ipotizzare una delle principali cause dell'insuccesso di questa moneta, riporta che "Gli indigeni usano di giudicare del peso più o meno calante della moneta di commercio d'uso generale - il Tallero di Maria Teresa - toccando col pollice della mano destra [ma un mancino, ovviamente, lo farebbe con la sinistra] il bottone che nel dritto di detta moneta ferma sulla spalla destra il vestito della Imperatrice. Secondoché questo bottone è più o meno consumato (nel rilievo) giudicando se il pezzo è più o meno calante: sul Tallero d'Italia non si era pensato di mettere un bottone o qualche altro punto sporgente da servire come indice di riferimento per il giudizio sul logorio."

Qui di seguito alcuni brani tratti della Relazione [MdC 1918, pp. 17-20], presentata il 9 gennaio 1918 dal ministro delle colonie Gaspare Colosimo a Vittorio Emanuele III, in merito a due progetti di moneta destinata a sostituire il tallero di Maria Teresa: uno che tendeva a rimettere in corso un tallero preesistente, quello della Repubblica veneta, e l'altro che creava un tallero nuovo avente le caratteristiche fondamentali del tallero di Maria Teresa, che fu poi quello scelto dal re:

"Nella discussione intorno al nuovo tipo artistico da dare al tallero, si sono presentate due sole soluzioni possibili: l'una che rimetterebbe in onore un tipo di tallero italiano preesistente, l'altra che ne creerebbe uno del tutto nuovo. Entrambe le soluzioni rispondono abbastanza allo scopo pratico ed al fine politico che si vuol raggiungere, ma presentano contemporaneamente l'una e l'altra titoli di preferenza che cercherò qui di prospettare obiettivamente.

La soluzione, dirò così, storica, la riesumazione di una moneta già in uso è la più semplice e giustificata dal fatto che il tallero prescelto, quello cioè della Repubblica veneta del XVIII secolo, fu veramente in uso nei paesi di Levante ed è ancora apprezzato, se non usato comunemente, da quelle popolazioni. Oltre a ciò il tallero veneto, nel suo tipo più antico, è l'originale cui si ispirò il Governo imperiale austriaco per la creazione del tallero di Maria Teresa, sicchè il rimetterlo in vigore sarebbe un semplice ritorno alla fonte prima, una rivendicazione nazionale nella storia del commercio coloniale.

Il tallero veneto ha nel recto una figurazione della Repubblica veneta, personificata in un busto di donna, quasi una dogaressa, di profilo verso destra, e nel verso il leone di S. Marco.

La moneta inoltre è bella e di puro carattere italiano, sicchè nessuna difficoltà, per la sua rinnovata adozione, può sorgere da questo lato. Le difficoltà che possono opporsi al ripristino del conio sono di due generi: politico e commerciale. Si potrebbe obiettare che l'Italia non è la Repubblica veneta, il che avrebbe valore se si trattasse di una vera e propria moneta, mentre qui, come si è detto, si tratta di pura merce contrassegnata. Ma qualcuno potrebbe insistere, dal punto di vista della pratica commerciale, nel fatto che, se il recto dei due talleri veneto ed austriaco è somigliantissimo, molto differenti sono le facce del verso, nel quale l'aquila sostituì già il leone, che ora tornerebbe a spodestare l'aquila, il leone che, essendo pure l'emblema dell'Etiopia, potrebbe ingenerare confusione, mentre l'aquila reale è pure un supporto usato ufficialmente, ed in specie nelle monete, per lo stemma d'Italia.

Tali considerazioni han fatto escogitare il tipo nuovo di tallero italiano che si proporrebbe di coniare, qualora non si volesse tornare all'antico. Il concetto che ha dominato nello studio di un tipo nuovo è quello già accennato della sostituzione quasi insensibile di un tallero nazionale italiano a quello austriaco; e perchè ciò avvenga, occorre mantenere, per quanto è possibile, le linee fondamentali del tallero di Maria Teresa, il quale ha ormai acquistato tanto credito nelle consuetudini commerciali dei paesi del Mar Rosso da essere riconosciuto e denominato in Eritrea ed in Etiopia appunto dall'aquila, l'uccello caratteristico del suo verso.

E quindi si è cercato di adattare i nuovi concetti nazionali al tipo del tallero di Maria Teresa. Ma poichè questo, come si è detto, è una derivazione del tallero veneziano in uso fino al 1859, non è stato difficile risalire ad uno dei migliori tipi italiani coniati negli ultimi tempi prima che venissero sostituiti dagli austriaci.

Per il verso, il problema di conservare, in certo modo, i contorni e le linee generali dello stemma portato dall'aquila è stato meno arduo. L'aquila bicipite, supporto dello stemma austriaco, era infatti ancora classicheggiante e meno germanica di quelle araldiche tedesche del Rinascimento, ora tornate in voga.

È bastato perciò ridurla italiana, ad una sola testa e senza i simboli di dominio negli artigli, sostituire la corona regia a quella imperiale e metterle sul petto lo scudo sabaudo.

La figura del recto nel tallero veneziano, dalla fine del Settecento in poi, è un busto di donna di profilo verso destra, raffigurazione ideale della Repubblica veneta. Da questa barocca, ma dignitosa figura è derivato nel tallero austriaco il pomposo busto di Maria Teresa. La nostra riesumazione del tipo veneto riconduce, perciò, senza troppo allontanarsi dall'effigie rimasta fissa nella mente degli indigeni, il tallero alla origine italiana, e, con lievi modificazioni nei simboli, che accompagnano il busto ideale di donna, si dà a questo il significato politicamente opportuno, e conveniente anche dal lato artistico, della personificazione dell'Italia.

L'iscrizione destinata al recto è quella che dà la sanzione ufficiale al tallero stesso. È parso conveniente, non trattandosi di emissione di moneta, ma di coniazione di pezzi continuativa, non mettere la indicazione dell'anno di ciascuna emissione, ma solo quella dell'anno di istituzione e quello di regnum italicum.

Attorno al verso gira la iscrizione che spiega l'uso ed il carattere del pezzo coniato, che non si ha da considerare come una vera moneta; ma come un pezzo, valutato e contrassegnato ufficialmente, di argento, destinato agli scambi locali, allo stesso modo che nei costumi dei primitivi popoli si usavano i lingotti di metallo che hanno poi dato origine alla vera moneta di valore convenzionale. Per fortuna noi abbiamo nella nostra tradizione nazionale gli esempi di questo stato transitorio fra la merce e la moneta, l'aes signatum che sta tra l'aes grave e l'asse onciale.

Così il vero nome e significato classico del tallero italiano è in latino argentum signatum. L'iscrizione esplicativa del tallero è la seguente:

ad. negot. erythr. commod. arg. sign.

cioè:

ad negotiorum erythraeorum commoditatem argentum signatum

Concludendo, le due soluzioni presentate hanno di comune lo scopo fondamentale di sostituire una moneta di carattere nazionale al tallero austriaco, rievocando l'una i ricordi storici del commercio italiano ed affermando l'altra, coi suoi simboli, la influenza dell'Italia nel Mar Rosso, e il requisito di somigliare grandemente, almeno nella faccia principale, alla moneta in uso, in modo da essere accolta con facilità e confidenza dagli indigeni.

Così il nuovo tallero andrà per le mani di quelli stessi che prima usavano l'Austriaco, senza quasi che se ne avverta da occhi grossolani la sostituzione, condizione precipua perchè il tallero sia bene accetto ed apprezzato.

Ma avrà il vantaggio d'essersi spogliato della veste austriaca che continuava ad aver corso e valore nei paesi di nostro dominio diretto; e l'efficacia morale e politica della sostituzione è evidente. Il credito che il pezzo acquisterà tornerà a vantaggio e decoro della Nazione, e riallaccerà i commerci della nostra Colonia colle belle tradizioni storiche dei nostri domini in Oriente."

Le monete commerciali d'argento da un tallero d'Italia, del tipo "Aquila spiegata", furono coniate nel 1918 in 510.000 pezzi [MdF 1940, p. 65, tab.].

Aquila spiegata

1699
Tallero d'Italia · 1918 · Roma (R) · Ag · R · camera_alt

1918

1699
Tallero d'Italia · Aquila spiegata · Roma (R) · Ag · R · camera_alt

Tallero d'Italia · 1918 · Aquila spiegata · Roma · Argento

Stato scheda

Non completata

Oggetto emissione

Moneta di commercio

Tipo emissione

Commerciale

Nominale

Tallero d'Italia

Materiale

Argento (Ag)

Titolo

835‰

Tolleranza titolo

± 2,5‰

Anno

1918

Diametro

40 mm

Peso legale

28,0668 g

Tolleranza peso

± 2,5‰

Peso reale

27,997/28,137 g

Asse di conio a

0° (ore 12)

Tipo del dritto

Busto diademato ed ammantato

Legenda dritto
Tipo del rovescio

Aquila spiegata

Tipo contorno

Con legenda

Legenda contorno
Zecca
Zecca sigla

R

Produzione

Coniazione meccanica con presse monetarie senza virola

Incisore capo
MOTTI Attilio Silvio sigla

A MOTTI

Classe di conio

2ª Classe [superficie: conio decentrato]

Tiratura

510.000 pezzi prodotti

Rarità

Rara (R)

Normativa

Vittorio Emanuele III di Savoia (1900-1936) Re · Colonia Eritrea

Serie

Stati italiani (dall'anno 800)

Monetazione

Colonia Eritrea

Autorità

Vittorio Emanuele III di Savoia (1900-1936) Re

Dinastia

Savoia

Ramo

Carignano

Titolo

Re d'Italia

Ruolo

Re

Modalità

Legittimo

Politica

Periodo unitario italiano

Possedimenti coloniali del Regno d'Italia

Anni

1780, 1918

Tipo emissione

Commerciale

Materiale

Argento (Ag)

Nominali

Tallero d'Italia, Ag 835‰, 28,0668 g

Tallero di convenzione, Ag 835‰, 28,0668 g

Tipi del dritto

Busto diademato ed ammantato

Busto diademato, velato e drappeggiato

Tipi del rovescio

Aquila bicipite

Aquila spiegata

Tipo contorno

Con legenda

Legende contorno
Zecca

Roma, Senza marchio

Roma, R

Produzione

Coniazione meccanica con presse monetarie senza virola

Conservatore

FABY Josef, F, Günzburg

Incisore capo

MOTTI Attilio Silvio, A MOTTI, Roma

Maestro di zecca

SCHÖBEL Tobias, S, Günzburg

Gigante Fabio
Fabio Gigante
Monete del Regno d'Italia e delle sue Colonie
Digital Encyclopedic Edition
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