Per effetto del RDL 1371/1936, il governo italiano provvide a disciplinare la circolazione dei talleri di convenzione di Maria Teresa nei territori dell'Africa orientale italiana, disponenedo che queste monete, usate tradizionalmente come merce-moneta per gli scambi, potessero essere cambiate dalla Banca d'Italia e dalle Casse pubbliche, senza limiti di tempo, a un tasso in lire italiane da stabilire periodicamente dai governatori.
Dopo il fallimento delle trattive con l'Austria, in merito alla possibilità di riconiare i talleri di convenzione di Maria Teresa, condotte sotto varie forme dopo la prima guerra mondiale, e viste le necessità italiane a seguito dell'insuccesso dell'emissione del tallero etritreo, prima, e del tallero d'Italia, dopo, il governo italiano riprese direttamente le trattative con il governo austriaco e riuscì a concludere un accordo, sottoscritto il 9 luglio 1935, riflettente la cessione al governo italiano, per 25 anni, del diritto esclusivo di coniare e di mettere in circolazione i talleri di Maria Teresa. In esecuzione di tale accordo la zecca di Vienna consegnò a quella italiana i punzoni riproduttori di tale moneta. Così la regia zecca potè fronteggiare fin dall'inizio le necessità della campagna coloniale italiana in Africa orientale, coniando, dall'agosto del 1935 al 30 giugno del 1939 al ritmo di 100.000 pezzi al giorno, queste monete per conto del governo del'Africa orientale (4.300.000 di pezzi), del Tesoro (14.200.000 pezzi), del Banco di Roma (745.409 pezzi) e della Banca d'Italia (201.320 pezzi). Per tali coniazioni fu utilizzato il metallo ricavato dalle demonetizzazioni precedenti [MdF 1940, pp. 64-65].
I punzoni riproduttori, grazie ai quali si ottennero i conî del talleri di Maria Teresa coniati a Roma, furono restituiti all'Austria nel 1961, scaduti i 25 anni dell'accordo di cessione [Simonetti III, p. 290, nota 314].
Questi talleri di convenzione coniati a Roma sono pressoché identici sia a quelli coniati a Vienna dal 1932 al 1935 sia a quelli coniati a Londra nel 1936, differenziandosi da questi ultimi solo per il titolo d'argento in essi contenuto, pari a 835 millesimi contro gli 833,33 millesimi di quelli austriaci e britannici. A tale proposito, Girola [2010, p. 335] ci informa che "La preferenza al titolo 835 fu data in quanto tutta la moneta frazionaria italiana d'argento realizzata dopo l'unità d'Italia era coniata al titolo di 835 e quindi erano facilmente disponibili stock di argento con quel titolo."
La popolarità dei talleri di Maria Teresa in Eritrea era in parte dovuta al fatto che i cristiani copti abissini credevano che l'effigie dell'imperatrice rapresentasse la Vergine [Nesbitt 1955, p. 16].
Tuttavia, questi talleri sono stati riconiati dalla zecca di Vienna in tempi recenti. Per riconoscere le monete coniate a Roma da quelle nuove austriache, occorre osservare le penne laterali della coda dell'aquila posta nel rovescio della moneta. Sia a destra sia a sinistra, si possono osservare due penne della coda, che si aprono verso l'esteno, dalle quali esce una piuma molto sottile o due piume altrettanto sottili. Le prime identificano i moderni riconî austriaci, le seconde identificano sia le monete coniate a Roma sia le analoghe monete coniate a Londra nel 1936. Infine, per distinguere i talleri coniati a Roma da quelli coniati a Londra, occorre osservare la disposizione delle grandi penne poste nella parte centrale della coda dell'aquila. Le monete coniate a Londra presentano le penne disposte secondo lo schema 1-2-1: una nel centro, due laterali (una a sinistra ed una a destra) e, tra le due laterali e sotto a quella centrale, una quarta penna molto allungata verso il basso. Le monete coniate a Roma, invece, presentano le penne della coda dell'aquila disposte secondo lo schema 1-3-1: quattro penne a formare un rombo e, subito sotto, una quinta penna posta nel centro.
Queste monete, presentano, nel rovescio dopo la data, il simbolo x che richiama la croce di Sant'Andrea. Si tratta del segno identificativo dei talleri di convenzione di Maria Teresa ed è stato impresso sulle monete per ricordare la riforma monetaria del "Piede Monetario di 20 fiorini", sancita dall'accordo del 1753 con il ducato di Baviera. In base a questo accordo si decise che da un marco di Colonia, 233,8555 grammi di argento fino, si dovessero ricavare monete per il valore di 20 fiorini. Quindi, un fiorino, qualunque fosse il suo titolo, doveva contenere 11,69277 grammi (233,8555:20=11,69277) d'argento fino. Per questo motivo queste monete presero il nome di "talleri di convenzione" (Konventionstaler) [Gigante 2016, p. 180].
Le monete commerciali d'argento da un tallero di convenzione, del tipo "Aquila bicipite", furono riconiate dal 1935 al 1950 [Simonetti ibid.]. Di queste monete si conoscono solo i quantitativi coniati dall'agosto del 1935 al 30 giugno del 1939, che ammontano, complessivamente, a 19.446.729 pezzi [MdF 1940, p. 65, tab.].