Le monete d'argento da un quarto di rupia furono istituite in forza del RD 847/1910 e le impronte dei tipi furono autorizzate dal RD 861/1910. Il valore dei quarti di rupia fu stabilito in 0,42 lire italiane ed il loro potere liberatorio, per i pagamenti tra privati, fu fissato a 20 rupie e, per le casse pubbliche, a 50 rupie [Carboneri 1915b, p. 659, tab].
Nei territori della Colonia della Somalia italiana, vi era un sistema monetario basato sul tallero di Maria Teresa che comprendeva, come moneta divisionale, varie unità di bassa lega dette besa, importate dall'Arabia o dalle regioni limitrofe. Vi erano infatti in corso bese di Mombasa, bese di Zanzibar e bese di Mascate, ma queste ultime, di minor pregio delle altre, per la legge di Gresham (secondo cui la moneta cattiva scaccia quella buona), si trovavano in numero assai maggiore delle altre ed erano oggetto di numerose speculazioni per parte di locali negozianti che acquistandole in Arabia al tasso di 500 per tallero le introducevano poi nel Benadir alla pari con la besa di Mombasa e di Zanzibar ragguagliate a 150 per tallero. Accanto al tallero, ma in misura assai limitata, nelle città della costa, aveva corso anche la rupia indiana, valuta nella quale venivano generalmente effettuate le contrattazioni con Zanzibar e con Aden [Rossetti 1914, pp. 45-46].
Nel tentativo di fare fronte alle esigenze di circolazione monetaria della Colonia, nell'aprile del 1905 furono inviati nel Benadir 200 mila pezzi di monete da 25 centesimi di nichelio puro e 250 mila pezzi di monete da 2 centesimi e 1 centesimo di bronzo. Nel settembre dello stesso anno furono inviati altri 600 mila pezzi di centesimi di bronzo [ibid., p. 50; Lanfranco 1932a, p. 166].
Fallito il tentativo di fare circolare nei territori della Colonia della Somalia italiana le monete nazionali, che non avevano un valore ragguagliato al tallero di Maria Teresa, si provvide ad emanare il RD 161/1908 sull'ordinamento della Somalia italiana, con la quale fu data facoltà al Governo del Re di regolare il sistema monetario della Colonia somala con lo scopo di favorirne lo sviluppo economico e commerciale. Furono così istituite, in forza del RD 95/1909, le bese di bronzo, identiche a quelle in uso nelle contrattazioni fra le regioni dell'Africa orientale, disponendosi contemporaneamente il ritiro delle bese di Mascate e delle altre valute indigene.
Per le speciali condizioni della circolazione monetaria della Colonia e perché non arrecasse ad essa perturbamento una riforma troppo radicale, le nuove bese italiane furono inizialmente ragguagliate al tallero di Maria Teresa nella proporzione di 1 tallero per 150 bese. Il cambio con le monete nazionali e con le bese di Mascate fu fissato nelle seguenti proporzioni: 1 besa nuova per 1 centesimo italiano e 1 besa nuova per 2 bese di Mascate [MdT 1912, p. 47; Rossetti 1914, p. 50]. Le bese di Mascate, già dichiarate fuori corso in forza del DC 13/1905, cessarono di avere corso nella Colonia il giorno stesso dell'emissione delle nuove bese italiane, che ebbe inizio il 6 ottobre 1909 [ibid., p. 56].
L'anno seguente, furono istituite, per mezzo del RD 847/1910, le rupie d'argento con valore nominale in rapporto fisso con la sterlina d'oro [MdT 1912, p. 46], dando così vita ad un sistema monetario basato su un monometallismo d'argento con eventuale cambio in sterline d'oro in base alla proporzione fissa di 15 rupie per 1 sterlina, calcolata in 25,20 lire. L'unità monetaria di questo sistema è la rupia italiana d'argento, suddivisa in 100 bese [Carboneri 1915, p. 658]. La rupia italiana fu pensata con il titolo d'argento di 916,66 millesimi ed il peso di 11,664 grammi per adeguarla alla rupia inglese [MdF 1940, p. 64].
Il sistema monetario della Colonia della Somalia italiana (cosidetto del "Gold exchange standard"), nella sua particolare forma, si presentava omogeneo e rispondente ai bisogni delle popolazioni del luogo; infatti, teneva conto delle consuetudini locali e lasciando alle popolazioni indigene la moneta d'argento da esse preferita ne impediva il deprezzamento mediante l'intervento dell'oro. La speranza era che le condizioni locali avrebero favorito il funzionamento del fondo in oro, come prevedibile se la Colonia fosse diventata creditrice dell'estero e la sua costituzione economica si fosse rinforzata. Tuttavia, le conseguenze della Grande Guerra azzerarono queste aspettative e le rupie furono ritirate gradatamente dalla Banca d'Italia [Lanfranco 1932a, p. 168]; di conseguenza, a seguito del RD 1143/1925, il sistema monetario della Colonia della Somalia italiana fu posto fuori corso a decorrere dal 1° luglio 1925, quando fu sostituito dalla lira italiana, con i suoi multipli e sottomultipli.
Le monete da un quarto di rupia d'argento, del tipo "Valore", furono coniate nel 1910 e 1913, complessivamente, in 500.000 pezzi, per un totale di 125.000 rupie, pari a 210.000 lire italiane [Carboneri 1915b, p. 914, tab. I; MdF 1940, p. 64, tab. I].